22-03-2019 6 minuti

Tokenizzazione dell'economia: dalle ICO alle STO, IEO & DAICO

scavolize Scritto da Andrea Scavolini

Come probabilmente ognuno ormai ricorda, l’intero 2017 ed i primi mesi del 2018 sono stati il momento di massima popolarità delle ICO, acronimo di Initial Coin Offering. Vengono in mente quei giorni in cui si pensava quasi soltanto a quanto sulla carta, o sul whitepaper per la precisione, una certa start-up avesse la soluzione migliore e più “disruptive” al Problema X e dell’assoluta necessità della tecnologia blockchain e di un utility token per mettere in pratica il tutto. Inutile dire che molti di questi progetti si siano poi dimostrati infattibili da implementare nella pratica o peggio, in alcuni casi si sono rivelati delle vere e proprie frodi. 

 

Tuttavia, non si può certo dire che le ICO abbiano avuto risvolti esclusivamente negativi, il loro aspetto più rivoluzionario è sicuramente stato quello di rendere accessibile a chiunque la possibilità di finanziare dall’inizio progetti imprenditoriali di altri soggetti privati, facoltà che nei mercati finanziari tradizionali è storicamente riservata nella quasi totalità dei casi a Angel Investors e società di Venture Capital o Private Equity.

 

Non appena però l’eccitazione collettiva per le ICO è andata via via scemando per lasciare sempre più spazio agli evidenti limiti di tale modello di finanziamento, nuove soluzioni concorrenti sono cominciate ad emergere con l’obbiettivo di offrire soluzioni più affidabili per sfruttare il potenziale, per gran parte ancora inespresso, che le ICO stesse hanno contribuito a svelare per la prima volta. Il modello più popolare al momento è ad oggi rappresentato dalle STO, ma alcuni nuovi modelli di emissione di token stanno già cominciando ad offrire delle alternative a quest’ultime, attualmente i due principali sono definiti IEO e DAICO.

 

L’articolo si propone quindi di definire ciascuno di questi tre modelli ed operare un confronto tra di essi.

 

STO (Security Token Offering)


Nella sua logica di base, il modello è estremamente simile alle ICO: a seguito dell’investimento nel progetto si riceve in cambio una quantità predeterminata di crypto-token, nel caso specifico un Security Token appunto. La grande differenza con il modello ICO è data dal fatto che un Security Token rappresenta a tutti gli effetti un asset finanziario in possesso del detentore e legato alla propria contribuzione di capitale all’interno del progetto, nel caso più semplice corrispondente a delle azioni emesse dalla società stessa che ha ricevuto il finanziamento. In tal caso, una STO è praticamente assimilabile al tradizionale meccanismo di IPO (Initial Public Offering) utilizzato per la quotazione di società sui mercati azionari, ma con alcune significative differenze.

 

In primo luogo, le STO offrono all'emittente maggiore flessibilità. In alternativa alle azioni infatti, la società può legare l’emissione dei token al livello di fatturato generato ad esempio, garantendo quindi all'investitore una quota proporzionale al numero di token in proprio possesso. In secondo luogo, rispetto alle tradizionali IPO, le STO sono di gran lunga più economiche e semplici da strutturare, data quasi totale assenza di intermediazione, offrendo per definizione una maggiore “prossimità” tra l’investitore privato e la società finanziata. Per contro, ad oggi le IPO garantiscono ancora alle società un potenziale molto più elevato in termini di accesso a fonti di liquidità data la dimensione e lo sviluppo dei mercati finanziari tradizionali globali.


Dall’altro lato, rispetto alle ICO, le STO sono invece strettamente regolamentate e più costose, oltre che richiedere molto più tempo per il lancio a causa della maggiore complicanza di strutturazione del processo. Il vantaggio è ovviamente quello di fornire molte più garanzie e tutele per l’eventuale investitore. Infine, mentre la struttura delle ICO richiedeva necessariamente che l’azienda emittente avesse un modello di business basato sull'utilizzo di tecnologia blockchain, l’utilizzo delle STO non è in alcun modo legato alla natura specifica dell’attività della società che decide di avvalersene.

 

DAICO (DecentralisedAutonomous Initial Coin Offering):

 

Il termine DAICO fu coniato per la prima volta nel Gennaio del 2018 da Vitalik Buterin come potenziale soluzione ai problemi di disonestà e asimmetria informativa che affliggevano le ICO. La caratteristica fondamentale è la possibilità per i possessori dei token di esprimere il proprio nelle decisioni in merito all'utilizzo del capitale raccolto tramite l’emissione dei token stessi.

 

La maggioranza dei possessori di token (a tutti gli effetti i finanziatori della società) può ad esempio decretare che i fondi siano rilasciati gradualmente durante la vita di un progetto a condizione che il team raggiunga o meno determinati obbiettivi o risultati. Nei casi più estremi è addirittura possibile prevedere che, qualora non siano soddisfatti dal livello dei progressi ottenuti, i detentori dei token abbiano la facoltà di terminare anticipatamente il progetto stesso, con conseguente rimborso dei fondi rimasti in proporzione alla relativa quantità di token detenuti.

 

Le DAICO creano sostanzialmente un meccanismo di garanzia di responsabilità a carico dei creatori del progetto verso i propri finanziatori.

 

IEO (Initial Exchange Offering):


Si tratta di un’altra forma di emissione di token che si avvale delle piattaforme di Exchange. In questo tipo di struttura, la start-up o il progetto stabiliscono un accordo di collaborazione con una piattaforma di Exchange esistente, accordo che va oltre la semplice quotazione dei token sulla piattaforma stessa.

 

L’intero progetto viene infatti quotato sull’Exchange e per partecipare ad una IEO gli investitori devono necessariamente creare un conto sulla piattaforma partner. Con questo meccanismo, la piattaforma di Exchange assume il ruolo terza parte indipendente e di garante verso gli investitori, supervisionando l’andamento del progetto ed agendo da punto di contatto con il team di sviluppo. Il livello di regolamentazione è simile a quello delle ICO, con l’ulteriore garanzia fornita dall’Exchange che si occupa ovviamente di effettuare i dovuti controlli, sia in fase preliminare che operativa, in merito alla trasparenza ed alla qualità del progetto, del team e di tutti gli altri elementi e parti coinvolte.

 

Uno dei più noti servizi di IEO attivi è Binance Launchpad. Recentemente anche Bittrex ha risposto all’iniziativa del proprio concorrente lanciando la propria piattaforma IEO.


Come fa giustamente notare l’articolo originale, la domanda che sorge immediatamente spontanea è: “Quale di questi metodi di emissione sarà quello dominante nel prossimo futuro?”

 

Ci si sente tuttavia obbligati a convenire con l’autore che, al momento e nel contesto attuale di sviluppo dell’ecosistema Crypto-Blockchain, non è possibile fornire una risposta univoca e soprattutto corretta in senso stretto. Si possono soltanto formulare delle ipotesi razionali. È infatti probabile che, come afferma l’articolo, tutti i diversi metodi di emissione sopravviveranno e conviveranno in futuro, dal momento che le differenti caratteristiche le rendono adatte ad applicazioni differenti e più o meno distanti tra loro.


Le STO, data la somiglianza del loro meccanismo con i tradizionali strumenti già consolidati nei mercati finanziari, rappresentano più una evoluzione che una rivoluzione. È infatti altamente probabile che si troveranno a giocare in un ruolo importante della progressiva integrazione tra il mondo crypto e quello della finanza tradizionale, contribuendo ad ogni modo ad una progressiva disintermediazione e digitalizzazione del settore. Ausdpicandosi anche una maggiore 'democratizzazione' dell’accesso ai servizi di investimento. Inoltre, le STO hanno anche aperto la strada alla così detta “tokenizzazione” degli asset (finanziari e non), una applicazione ad altissimo e vastissimo potenziale in molti campi, dalle quote azionarie ai diritti di proprietà materiali ed immateriali, alla produzione e consumo di energia fino ai contenuti dei videogiochi.

 

Le IEO sono parzialmente rivoluzionarie in quanto in grado di avvicinare le ICO al tradizionale modello delle IPO, in modo diverso e a tratti forse maggiore di quanto avvenga attraverso le STO data la grande importanza affidata al ruolo degli Exchange in questo modello. I puristi della decentralizzazione potrebbero storcere il naso, ma non vi è dubbio che la garanzia offerta dal ruolo della terza parte offre tutele estremamente maggiori per gli investitori, almeno fin quando non faccia parte di questi ultimi.

 

Le DAICO infine, potrebbero diventare la soluzione più adatta per tutti i progetti che vogliano finanziarsi attraverso un ICO aperta al mercato e che oltre ad utilizzare la Blockchain per il proprio prodotto o servizio, vogliano anche promuovere una filosofia di completa decentralizzazione del proprio modello di business. Data la maggiore complessità che le DAICO naturalmente promuovono, probabilmente ci vorrà più tempo affinché progetti basati su tale logica emergano e si consolidino nel mercato, ma del resto si sa: l’integrità è ha il suo prezzo.