Bitcoin: cos'è realmente?

Scritto da Andrea Scavolini
3 minuti 11-10-2018

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Spiegare Bitcoin e la blockhchain ad un neofita è un impresa complessa. Occorre fare riferimento ad alcune nozioni che normalmente non sono considerate all’interno dello stesso sistema: la decentralizzazione, il concetto di “trustless”, la community, la crittografia, la trasparenza, l’immunità alla corruzione dei dati nel tempo e la competizione nel raggiungimento di un obiettivo. E se anche ci limitassimo a definire Bitcoin come “una versione puramente peer-to-peer di denaro elettronico che consente di spedire direttamente pagamenti online da un'entità ad un'altra senza passare tramite un'istituzione finanziaria” (tratto dal Whitepaper di Bitcoin), non ci aiuterebbe più di tanto nella nostra situazione.

 

In un primo momento la soluzione più proficua è di tralasciare “che cos’è” e “come funziona”, provvedendo semplicemente a spiegare il “problema che risolve”: Bitcoin risolve il problema della doppia spesa (“double spending”) nel mondo digitale, noto anche come problema dei generali bizantini.

 

Utilizziamo come esempio una semplice transazione come lo scambio di una mela tra due persone su una panchina. La transazione non crea dubbi alcuni su chi sia in possesso del bene: è chiaro nel momento in cui ho ricevuto la mela che la mela non è più in mano sua e che è passata in mano mia, né tanto meno richiede il coinvolgimento di terze parti. Lo stesso discorso vale ad esempio per la cartamoneta, una volta ceduta non mi appartiene più.

 

Ma cosa succederebbe se la mela fosse digitale? In questo caso le cose si complicano perché io non posso essere sicuro che la mela che ricevo non sia stata data in precedenza o contestualmente anche ad altri: si tratta del sopracitato fenomeno del “double spending“. Quindi nel mondo tecnologico, come per le valute che possediamo sul nostro conto corrente,  abbiamo bisogno di un garante che si occupi della regolarità della transazione (e ovviamente questo ha un costo). Allo stesso modo, per assicurarci della regolarità della transazione della mela digitale, avremmo bisogno di un registro delle transazioni.

 

Come avrete già intuito, questa soluzione è costosa, perché si necessita di un soggetto terzo (es. Banca delle mele) che gestisca il registro degli scambi, e comunque non rimuove il dubbio che questa terza parte possa in qualche misura manipolare il registro (potrebbero, ad esempio, sottrarre delle mele a loro piacimento, proprio come capita alle nostre care banche). Ad ogni modo dipendiamo da loro per la catena di fiducia.

 

Una soluzione più efficiente consiste nel creare un registro pubblico e distribuito, dove tutte le transazioni, aventi a oggetto per esempio le nostre mele digitali, risultino aggiornate in tempo reale. Tutti i problemi sopracitati vengono quindi risolti con un libro mastro distribuito (“distribuited ledger”), che registrerà tutte le transazioni. Questo registro pubblico è sotto il controllo di tutti gli utenti ed è possibile inserirci la propria transazione senza richiedere il coinvolgimento di terze parti.

 

Questo rivoluzionario sistema è permesso dai minatori (“miners”) che realizzano e convalidano ogni giorno i blocchi della catena, ovvero le nuove pagine del nostro registro delle mele, in cui vengo inserite tutte le transazioni fatte tra gli utenti. Ogni qualvolta viene creata una nuova pagina il “miner” (o la “mining pool) che la realizza prende 12.5 bitcoin come ricompensa, il numero di bitcoin totale circolante è in aumento. Tuttavia ogni quattro anni questa ricompensa, inizialmente di 50 bitcoin, si dimezza, quindi tra circa due anni l’ammontare sarà di 6.25 bitcoin per ogni blocco convalidato, fino ad arrivare a zero. Tutto ciò significa che il numero totale dei beni scambiabili è noto all’inizio e non può essere aumentato. Ecco perché da molti è considerato “l’oro digitale”.

 

Ecco cosa ha inventato Satoshi Nakamoto, una via potenzialmente democratica e solidale per risolvere il problema della trasmissione digitale di un bene. Il continuo di una storia che passa dalla trasmissione dei beni con "commodity money" (moneta-merce) di 25000 anni fa al "metallic money" (denaro con metalli di valore) di 5000 anni fa, dalla "currency backed with gold" (valuta sostenuta con l'oro) dell'era moderna alla "currency backed with government" (ovvero le valute sostenute dai governi ed emesse dalle banche centrali, proprio come le conosciamo oggi), fino ad approdare nella più rivoluzionaria riserva di valore digitale: Bitcoin.

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Andrea Scavolini
Editor-in-Chief
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Andrea Scavolize, classe 1992, psicologo esperto nel rapporto tra tecnoscienza e società nell'era postmoderna. Da sempre immerso nel mondo della tecnologia , ha cominciato nel 2017 a studiare autonomamente criptovalute e blockchain: è il fondatore della community facebook 'Bitcoin Pesaro e Urbino' e attualmente lavora come Editor-in-chief per CryptoRivista.