22-03-2019 1 minuto

Blockchain e le norme antiriciclaggio

marco_laurenti Scritto da Marco Laurenti

Fin dal libro mastro, la parola crypto è stata sempre associata a qualcosa di nascosto, tant’è che sino all’avvento della blockchain, nell’accezione odierna del lemma, tale tecnologia era stata caratterizzata dall’utilizzo per lo più illecito.

 

Oggi, questa idea, per chi è un addetto ai lavori, è letteralmente ribaltata. Assurdo ma vero. Fino a qualche mese fa era impensabile ipotizzare che una Pubblica Amministrazione avrebbe potuto adottare questa tecnologia per contrastare i “furbetti”.

 

Siamo oramai abituati ai telegiornali che narrano di storie di Boss, sia mafiosi che non, intenti a nascondere tutto il proprio patrimonio, sia liquido che immobiliare, allo Stato. Una routine malsana che paghiamo ogni giorno sin da quando è stata istituita la tassazione su aliquota progressiva.

 

Quanto varato dalla Repubblica di San Marino in materia di Antiriciclaggio, con l’ultima disposizione normativa pubblicata, è che le procedure e le richieste di emissione dei token, per legge, devono essere sottoposte a controlli costanti, con particolare attenzione alla verifica in forma rafforzata, escludendo dalle procedure quei soggetti che non sono sottoposti a controlli nelle loro giurisdizioni di provenienza.


Il decreto si pone ai massimi livelli di allerta con riferimento alle procedure antiriciclaggio perché non solo espressamente prevede che tutte le operazioni finiscano nell’alveo della disciplina in materia, ma tutti i soggetti e tutte le operazioni vengono assoggettate a verifica cosiddetta 'rafforzata', la quale in Italia viene utilizzata solo per i soggetti che sono già precedentemente stati condannati in via definitiva per atti di corruzzione, concussione ed evasione fiscale oppure per tutti quei soggetti inclusi nella categoria dei PEP’s (Politically Exposed Persons) al fine di analizzare i flussi in entrata ed uscita e la liceità delle operazioni effettuate. 


In aggiunta, viene previsto che potranno avere a che fare con questa realtà sanmarinese soltanto quei soggetti appartenenti a giurisdizioni che assicurino livelli qualitativi almeno uguali a quelli di San Marino. Qualora il Paese di una società che ritenesse di fare un’operazione a San Marino non avesse una disciplina antiriciclaggio in linea con gli standard sanmarinesi non potrà avervi accesso.

 

Certamente sono presenti ingenti differenze dal punto di vista delle metodologie con le quali le due legislazioni affrontano quella che oserei definire un rivoluzione industriale 4.0, un po’ per necessità, un po’ per scarsa attitudine allo sviluppo. I dati Istat riguardanti l’età media del nostro Paese, ben più alti della media europea, fanno si che i cittadini propensi all’utilizzo ed allo sviluppo di tali innovazioni siano davvero limitati.


Illimitati sono invece i campi di applicazione di queste tecnologie, il cui unico argine può essere riscontrato nella mentalità, in certi casi ancorata agli usi di una società che ha necessità di riscoprirsi.