20-06-2019 5 minuti

Perché la stablecoin '’libra'' di facebook non spopolerà mai tra gli utenti, così com’è ora!

andreaciax Scritto da Andrea Ciacchella

Perché la Rete Internet è un essere vivo e pulsante ma soprattutto difficile da ingannare. A volte, il pensiero collettivo del Network sul quale lavoriamo, studiamo, curiosiamo ha la capacità di far convergere tutti su un'idea e farla arrivare a maturazione. Soprattutto quando il pensiero collettivo attinge alla memora recente, riguardo al caso Facebook - Cambridge Analytica, cioè la svendita di dati sensibili degli utenti FB per usarli in campagne elettorali particolarmente agguerrite e determinanti non solo per il panorama interno ma anche per quello internazionale: come l'elezione di Trump nel 2016.

 

Successivamente la scoperta del fatto e i seguenti avvicendamenti mediatici, nonché l'insussistenza della difesa di Zuckerberg (de minimis no curat praetor), un malcontento generalizzato si è installato negli utenti più sensibili a queste tematiche, in gran parte sono quelli che sulla Rete ci lavorano tutti i giorni. " Il popolo del web " direbbe qualcuno, i fabbricanti di contenuti direbbero altri, nella realtà quelli che permettono il flusso delle informazioni, senza considerare l'infrastruttura, i providers, è la più grande armata che il mondo digitale possa mai aver reclutato, un'entità sovranazionale dall'azione asimmetrica, con l'abilità di stringersi intorno a una idea e perseguirla con tenacità; sebbene poi nella realtà, nella vita di tutti i giorni, questa visione incarna solo un'allegra utopia.

 

Per seguire e capire questo processo di democratizzazione al quale induce la Rete, non ci vuole potenza di calcolo come per il mining o per altri complessi algoritmi, quest'ultima può far lievitare un'idea, un evento, un personaggio e lasciarli in sospeso per giorni o per anni, trasportandoli da un social a un forum, farli rimbalzare da una chat allo schermo TV. Ogni tanto esce fuori qualcosa che era stato ampiamente trattato in anteriorità, oltre le consuete tesi complottistiche e cospiranoiche, che per giorni ritornano ad occupare l'attenzione di tutti. Gli stessi telegiornali dedicano circa 1/3 del loro palinsensto alle notizie che provengono dal web. Non c'è news che non venga contrastata con le altre testate online, oltre che da testimonianze e relativi fatti nel luogo dove si sta producendo (mi auguro).

 

Come sono ancora tanti i personaggi che entrano con la leggerezza di un ippopotamo e la sensibilità di una scarpone russo nei talk-shows televisivi ed escono dalla Rete fatti a pezzi e poi ricuciti malamente. Nonostante ciò, una buona parte riesce a riciclarsi tramite nicks anonimi e continuare a vomitare postulati lisergici a 360º. La Rete ha la sua democrazia e a questa c'è da attenersi, se vogliamo cercare di cavalcare questo fenomeno.

 

Quindi Internet ha una sua memoria ed è molto efficente: guai a sfidarla, guai a provocarla. Ma allo stesso tempo ha una sensibilità, una percezione diffusa di ciò che potrebbe essere condiviso giustamente, umanamente identificabile, perché ci sono persone aldilà di ogni linea di testo online che leggiamo, oltre la comunicazione base e il marketing, sebbene l'aggressività di certe campagne provoca lo stesso effetto delle campane delle chiese quando chiamano a messa:  scosse telluriche al basso inquine. Per l'appunto, una campagna di marketing , quella di Libra, che fa perno su un concetto svirtuato in partenza quale: " dotare l'esperienza utente FB con uno strumento finanziario da cellulare o PC, con costi e commissioni basse " quando invece sarebbe stato più plausibile aggiungere valore all'esperienza utente, per i contenuti che condivide, premiandolo con uno strumento finanziario, agganciato al valore generato dei contenuti, affidandolo perciò al mercato globale della domanda e dell'offerta.

 

In questa seconda definizione: FB avrebbe fidelizzato l'utente, incentivandolo a produrre, mentre solamente con il coltivare i contenuti originali, avrebbe mantenuto un Network di qualità, assicurando questo segmento mediante la tecnologia blockchain: con il ruolo di conservare i dati immutabili, ponendo rigore e trasparenza ai posts e alle transazioni. Perché di strumenti per pagare in criptomoneta ce ne sono in quantità e stanno erodendo giorno per giorno il potere incontrastato, finora, della valuta (FIAT).

 

Come si può pianificare l'uscita sul mercato di un prodotto/servizio basato in una economia ottemperata sulla fiducia, nel momento in cui la fiducia generale degli utenti occupa il suo valore più basso? Non sarebbe stato più participativo proporre un questionario (magari con ricompensa), tra gli utenti che più contenuti producono per il Social Network, con lo scopo di rilevare l'esigenze e le aspettative predominanti? Non è la stessa tecnologia blockchain nata per restituire valore, per il consenso che genera, laddove la mancanza di liquidità annulla e castiga la progettualità e le iniziative? Quante altre ricerche di marketing avrebbero potuto avviarsi per assicurare un'accettazione omogenea al progetto? È evidente che c'è un fattore tempo a correre in senso contrario, mentre altre Startup digitali stanno sviluppando con buoni risultati (vedi Radix ) e per quanto sembri assurdo, da Menlo Park non controllano la Rete e i suoi sussulti, ne si sono fatti portatori di alcun messaggio basato sulla sperimentazione supportata.  L'ambiente di lavoro è ancora tutto così teorico e speculativo da non esistere mainnet attiva tra i nodi, nessuna grafica, nessun record sulla velocità delle transazioni.

 

Una campagna veramente poco incisiva senza alcuna profondità, un protocollo, DAG o Blockchain, scritto con un nuovo linguaggio sul quale si sa ben poco, ma forse giustificabile dal fatto che: i migliori sviluppatori se li sono già tutti accaparrati le firme, che da tempi remoti scandagliano il mondo digitale. Appare quasi patetica la decisione di FB di scorporarsi dal progetto una volta in produzione, lasciando il controllo a un'associazione con sede in Svizzera, per il semplice fatto che tutta l'ambizione profusa nel creare uno strumento usabile da una comunità di 2 miliardi di persone, si spenga così in fretta senza ulteriori attività parallele a sostenerla fino alla completa implementazione.

 

Eppure sarebbe bastato un pizzico di moralità. Senza annunci né proclami, senza whitepaper, al popolo del web piace vedere la gente che lavora e soprattutto quando lo fa con coralità, con passione. Sarebbe bastata la comunicazione sulla chat di Telegram, dove sono presenti tutte le firme del panorama digitale, intrattenendo con gli utenti che spesso risultano essere gli stessi sviluppatori: esplorando idee per scrivere un codice originale ed efficace.

 

Il confronto partecipativo risulta essere più redditizio. Avrebbero dovuto implementare una mainnet o testnet, dove condividere i passaggi più salienti e diffondere l'insuccesso come un'ulteriore incentivo a proseguire per il bene dell'intera comunità. Il passaparola avrebbe creato una nuvola di sentimenti contrastanti, che non avrebbero condannato apriori la quinta impresa più capitalizzata al mondo all'ostracismo, bensì l'avrebbero resa più umana, più identificabile alla logorio della vita di ogni suo partecipante.

 

Il mondo ha bisogno di esempi di grandezza, solo quando questi procedono da serie e virtuose ricerche di mercato e tengono conto delle esigenze basiche delle persone alle quali si rivolgono, altrimenti si creano cattedrali nel deserto e di queste noi italiani abbiamo una lunga e dilatata esperienza.

 

Andrea Ciacchella