10-03-2019 4 minuti

JPM Coin: innovazione o vecchia tecnologia mascherata da innovazione?

alexfer33 Scritto da Alessio Ferraro

Lo scorso mese è stato annunciato, a sorpresa, l'ingresso della holding JPMorgan nel mondo delle criptovalute. Il colosso bancario ha annunciato la creazione della propria stablecoin, la JPM Coin. È stata una mossa inaspettata che, allo stesso tempo, ha portato entusiasmo nel mondo Blockchain. Ma questa eccitazione è giustificata?

 

La storia, come nella maggior parte degli sviluppi blockchain, non è sempre chiara. Nelle ultime settimane, gli innovativi manager blockchain hanno avuto contatti con le banche di investimento di Wall Street per informarsi riguardo alla stablecoin di JP Morgan.

 

Il settore bancario è il luogo in cui, paradossalmente, la blockchain ha iniziato a diffondersi e sono molte le banche che la stanno adottando. Molte istituzioni si sono impegnate per usufruire velocemente di quest'innovazione, per poter essere tra le prime ad abbracciare la rivoluzionaria tecnologia. Quando si verifica una presunta svolta come, ad esempio, l'ingresso nel settore da parte di JP Morgan, quelli in disparte cominciano a chiedersi se ora sia il momento di saltare a bordo e di cogliere velocemente quest'opportunità per progredire.

 

A primo impatto, lo sviluppo della JPM Coin può sembrare eccitante; una grande organizzazione di Wall Street, il cui amministratore delegato aveva espresso apertamente scetticismo sulle criptovalute, ha iniziato a tracciare una linea tra le banche istituzionali e il mondo delle criptovalute. Tuttavia, la realtà è più complicata.

 

 

Quello che JP Morgan ha creato è più un'impresa 'di marketing' che una vera e propria innovazione tecnologica. Per renderci conto del perché, dobbiamo prima capire l'obiettivo primario e il vantaggio di una stablecoin.

 

La stablecoin di JP Morgan cerca di risolvere due problemi nei mercati finanziari di oggi: migliorare i costosi, obsoleti e inefficienti processi bancari e, al tempo stesso, proteggere dalla volatilità implicata nel detenere denaro in criptovalute.

 

Tra questi processi, il primo è rappresentato dai regolamenti tra istituti finanziari. Per le banche moderne, questo rappresenta un costo importante.

 

I pagamenti vengono effettuati raramente in tempo reale, il che significa che, in molti casi, i fondi che dovrebbero essere inviati non sono effettivamente disponibili fino alla fine della giornata. In diversi casi, il denaro viene ricevuto anche qualche giorno dopo.

 

Questa sfida si complica quando si considerano operazioni più complesse.

 

Una grande banca multinazionale può essere in credito rispetto ad una controparte e, contemporaneamente, essere in debito nei riguardi della medesima. Poiché le operazioni bancarie sono così vaste e complesse, queste banche spesso non sono in grado di dimostrare la loro posizione, pertanto non solo esse devono regolare i debiti senza ancora aver ricevuto i crediti, ma potrebbero anche essere in possesso di debiti che non si rendono conto di avere.

 

La blockchain offre l'opportunità di ridurre tempi e costi per i regolamenti e consente alle istituzioni di essere in grado di ricevere istantaneamente i crediti spettanti attraverso denaro digitale (criptovalute), anziché attendere la fine della giornata (se non più tempo).

 

Le crypto, in ambito bancario, vengono spesso definite 'monete di regolamento'. Una buona analogia è considerare l'uso dei gettoni da gioco in un casinò di Las Vegas.

 

I casinò principali hanno un accordo per onorare le fiche di tutte le altre chip. Permettono a qualcuno di scambiare 100 dollari in gettoni al Bellagio, usarli per giocare alla roulette al Venetian e poi incassare al MGM Grand. Nel caso delle istituzioni finanziarie, il chip è un denaro digitale sotto forma di, appunto 'moneta di regolamento'.

 

Invece di pagare alla fine della giornata effettuando un accredito o un addebito su un conto reale, viene tenuto un saldo in token digitali che ciascuna banca può detenere come tali per altre operazioni o convertire in denaro.

 

I vantaggi dell'utilizzo di questa tecnologia includono la riduzione della complessità dei regolamenti, l'accelerazione dei tempi di liquidazione e la capacità di gestire meglio la liquidità "intra-day', ciò significa che possono operare in modo più efficiente.

 

Uno dei problemi che colpiscono il denaro digitale riguarda la volatilità: i tassi di cambio delle criptovalute, come ben sappiamo, possono variare notevolmente nel tempo, a causa di aspetti come la domanda e gli eventi di mercato.

 

Bitcoin è notevolmente volatile. Dopo essere cresciuto, negli anni, da zero a 1000, per poi tornare a 100 e ripartire toccando quota 20000, oggi vale circa 4000 dollari. Questo dimostra che la detenzione di denaro digitale è piuttosto rischiosa e, pertanto, rappresentano un pericolo per le banche.

 

Ciò ha portato alla creazione delle stablecoin, denaro digitale 'ancorato' al valore di un bene, una commodity o una valuta che è sempre riscattabile ad un prezzo fisso. Ad esempio, una stablecoin ancorata al dollaro americano sarà sempre riscattabile per 1$.

 

Tuttavia, anche le stablecoin hanno i loro problemi. Esse possono essere ancorate solo se ci sono sufficienti risorse e riserve dietro.

 

Allo stesso modo in cui George Soros ha reso famosa la banca d'Inghilterra, con abbastanza potenza di fuoco, è possibile rompere lo stallo di una stablecoin. Inoltre, esse sono stati messe in cattiva luce dallo scandalo Tether, il quale ha tentennato nel momento in cui si è dubitato del fatto che la società emittente della stablecoin non avesse avuto le riserve finanziarie che affermava di avere. 

 

La stablecoin di JP Morgan collega perfettamente i punti tra gli aspetti del regolamento e la gestione della volatilità, fornendo denaro digitale che può essere utilizzato e consentendo la possibilità di riscattare le monete ad un tasso fisso.

 

Anche se questo può sembrare un risultato significativo, il JPM Coin fornisce effettivamente la possibilità che una controparte sia pagata da JP Morgan in cambio di un certificato digitale.

 

In realtà è la base dell'idea di creare un ecosistema in cui tutti i partecipanti possano utilizzare un denaro digitale universalmente accettato e ancorato ad un valore fisso. Tuttavia, si dimostra invece un meccanismo in cui JP Morgan riscatterà i propri token, emessi solo sulla propria piattaforma. Questo li rende identici ai token del casinò.

 

Lungi dall'essere un'innovazione tecnologica, JPM Coin si dimostra invece una vecchia tecnologia mascherata da una nuova innovazione. Nella sua forma, JP Morgan promette effettuare un accredito sul conto di un utente quando esso si presenta con un certificato digitale che ha un valore di riscatto di un dollaro.

 

La capacità di invocare digitalmente i meccanismi di pagamento di una banca esiste già da diverso tempo. Tramite API (Application Programmable Interface) si può interagire digitalmente con un servizio online come, ad esempio, un'interfaccia di elaborazione pagamenti di una banca.

 

Ciò però non significa che l'innovazione di JP Morgan debba essere respinta. Qualsiasi innovazione che utilizzi la blockchain per i servizi finanziari, un mondo di anacronistici processi aziendali e notoriamente vecchie tecnologie in cui un fax è ancora considerato una parte vitale nei processi aziendali, dovrebbe essere 'caldamente' applaudita.

 

Quindi, continua il buon lavoro JP Morgan. L'industria fa il tifo per te!