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Perché la community di Bitcoin ha dichiarato guerra a Coinbase? (Report Completo)

8 minuti 04-03-2019
Scritto da Vlad Golub

Quando a febbraio l’exchange statunitense Coinbase ha annunciato l'acquisizione della startup analitica italiana Neutrino, a prima vista, l'accordo sarebbe potuto sembrare un'altra acquisizione logica da parte del gigante della crypto-industria. Tuttavia, uno studio più dettagliato della questione ha dimostrato che non è tutto  così semplice come sembra, e Coinbase si trova in una situazione estremamente difficile, scegliendo come partner un team noto per la ostilità verso la privacy degli utenti e la discutibile cooperazione con regimi politici dittatoriali.

 

I responsabili del sito  Web di Neutrino affermano che l'azienda offre software proprietario che funge da soluzione universale per le forze dell’ordine e per i fornitori di servizi finanziari. I due prodotti principali della compagnia, XFlow nSpect e XFlow nSight, sono descritti come “soluzioni complete per il monitoraggio, l'analisi e il rilevamento dei flussi di criptovaluta in numerose blockchain".

 

In particolare, XFlow nSpect è progettato per indagini criminali e raccolta di informazioni, mentre XFlow nSight svolge un’azione di supporto agli exchange e ai fornitori di servizi finanziari a condurre la propria attività secondo i requisiti normativi.

 

Il team della startup italiana è composto da tre persone: il CEO Giancarlo Russo, il CRO Marco Valleri e il CTO Alberto Ornaghi. Questi programmatori di talento,  nel passato, erano conosciuti come Hacking Team - un progetto con pratiche commerciali discutibili, a causa del quale sono stati a lungo criticati duramente dai difensori della privacy online e dalla maggioranza della community tecnologica.

 


Fonte: Neutrino.nu

 

L'Hacking Team risale al 2003, quando Valleri e Ornaghi, parlando sotto lo pseudonimo di NaGa e ALoR, vendettero, alla polizia di Milano, un software che permetteva di effettuare attacchi hacker nascondendosi sotto le identità di persone ignare. Poco dopo furono raggiunti da Russo.

 

Durante le sue attività, l'Hacking Team ha venduto servizi a regimi dittatoriali in Arabia Saudita, Marocco, Sudan, Kazakistan, Bahrein e Turchia. I servizi venduti includevano un sistema di controllo remoto sviluppato dal team, una sorta di Trojan (virus dannoso), che consentiva l'accesso remoto ai file, registrava le sequenze dei tasti premuti sulla tastiera, scattava foto e leggeva la posta sui dispositivi infetti. Tutte questa attività del team sono state scoperte grazie all’indagine di The Intercept, che nel 2015 ha pubblicato un report sulle attività dell’Hacking, venendo in possesso di email dei programmatori italiani. (Tutte le opinioni e considerazioni sono riportate da The Intercept)

 

Inoltre va sottolineato che l’Hacking Team ha sempre cercato di proteggere i propri clienti, e dalla corrispondenza intercettata è emerso che quando i giornalisti entravano in possesso di informazioni scottanti che collegavano alcuni regimi politici alla violazione dei diritti umani, il team di hacker provvedeva ad  impedire la diffusione di queste informazione nei mass media.

 

Nel 2013, l'influente organizzazione non governativa internazionale ‘Reporters Without Borders’ ha definito l'Hacking Team per il suo ruolo nel molestare i giornalisti come uno dei cinque ‘nemici di Internet’, ma questo non ha aiutato a fermare la diffusione dei prodotti dell'azienda. Inoltre, già nel 2018, l'Hacking Team è stata menzionata come una delle parti coinvolte nell'assassinio del giornalista Jamal Hashoggi nel territorio del consolato dell'Arabia Saudita a Istanbul. (Tutte le opinioni e considerazioni sono riportate da The Washington Post

 

Nel 2014, la Commissione delle Nazioni Unite ha avviato un'indagine sul coinvolgimento dell’Hacking Team nella violazione del divieto di fornitura di armi al Sudan, in relazione al software sviluppato dalla squadra come una sorta di arma. Come ha mostrato la corrispondenza intercettata, Giancarlo Russo ha negato tali accuse, e  ha anche sottolineato che la sua squadra non dovrebbe apparire in nessuno dei documentii dell'indagine.

 

'Sembra che vogliano tenere traccia di tutto. Non dovremmo permettere che i nostri nomi siano menzionati in questi documenti', scrisse Russo in uno dei messaggi.

 

L'indagine delle Nazioni Unite è stata solo l'inizio dello smascheramento degli hacker. Nel marzo 2016, il governo italiano ha ritirato la licenza di esportazione alla compagnia, il motivo formale per cui si tale azione è stata compiuta è l’uso del software dall’azienda nelle operazioni di spionaggio dello studente italiano Giulio Regeni, ucciso in Egitto da servizi speciali locali.

 

Questo ha seriamente colpito le finanze dell'Hacking Team, ma nello stesso anno è stata fondata una nuova società chiamata Neutrino, che ha continuato il lavoro del precedente progetto. Andare sotto l'ala di Coinbase rende la sua posizione finanziaria ancora più duratura.

 

Secondo i termini dell'accordo, Neutrino lavorerà offline nell'ufficio londinese di Coinbase e con l'acquisto della startup avrà gli strumenti per conformarsi ai requisiti normativi in ??materia di antiriciclaggio e politiche di identificazione dei clienti (AML / KYC). Tuttavia, la partnership con il progetto con una reputazione molto offuscata ha quasi immediatamente attirato l'attenzione della Bitcoin community, causando una tempesta di critiche.

 

Uno dei primi a dare l'allarme è stata Janine, un membro del team del podcast Block Digest. Dopo aver raccontato il passato oscuro di Neutrino in uno degli episodi, Janine ha anche continuato il proprio racconto su Twitter, iniziato nel 2017, che parla dei dubbiosi modelli di business di Coinbase.

 

 

 

In un commento a Bitcoin Magazine, la donna ha dichiarato che la società californiana, a quanto pare, adotterà anche il prodotto sopra menzionato chiamato XFlow nSight, ma non è la cosa che la preoccupa di più.

 

'L'analisi della blockchain non mi interessa. La domanda è quanto sarà ampio l'accesso che Coinbase fornirà a Neutrino', ha affermato Jeanine.

 

Probabilmente in questo modo la donna vuole intendere la propria preoccupazione per il Money Module - un altro prodotto software progettato da Hacking Team, con il quale è possibile accedere a dispositivi e chiavi private di altri utenti grazie a backdoor integrate in esso. Secondo Janine, l’Hacking Team avrebbe probabilmente avuto accesso a tutti i dati che i loro clienti governativi raccoglievano per i propri scopi. Questo può essere un vero disastro in termini di anonimato degli utenti e sicurezza delle chiavi private.

 

Inoltre, come affermano altri critici con cui  Janine si trova in accordo, è altrettanto inquietante che Coinbase non sembri attribuire importanza al lato morale del problema, preferendo chiudere gli occhi sul passato dei membri del team Neutrino.

 

In una dichiarazione ufficiale della società californiana, in particolare, si dice:

 

'Siamo consapevoli che i co-fondatori di Neutrino hanno lavorato con l’Hacking Team e lo abbiamo studiato come parte di una revisione della sicurezza completa e di aspetti tecnici. Coinbase non condona o protegge le azioni dell’Hacking Team. Le società di analisi di terze parti richiedono sempre più dati sui clienti, quindi per Coinbase trasferire questa funzione all’interno della società è stato un passo molto importante. Lo abbiamo fatto  per proteggere i dati dei clienti e la tecnologia Neutrino è stata la migliore che abbiamo potuto trovare per raggiungere questo obiettivo.'

 

Tale risposta, tuttavia, non ha soddisfatto la esigente community di Bitcoin, nota per la sua profonda attenzione ai problemi della privacy e sicurezza dei dati personali. L’umore comune che poteva essere osservato di recente nei social network è stato lo stupore: ci si poteva aspettare tali azioni da qualsiasi azienda del settore tecnologico tradizionale, ma non in alcun modo dai rappresentanti della prima crypto-industry.

 

‘Il fatto che Coinbase acquisisca un'azienda associata al team di hacker non può essere trascurato', ha dichiarato una crypto-entusiasta e attivista per i diritti umani del Marocco, di nome Zineb. - 'Forse non capiscono perché questi valori devono essere protetti? Quando le banche congelano o trasmettono facilmente informazioni finanziarie private a dissidenti in paesi con regimi autocratici, abbiamo bisogno di un sistema come Bitcoin'.

 

Ha poi criticato le affermazioni di Coinbase secondo cui l'acquisto di Neutrino sarebbe stato guidato dal desiderio di proteggere i dati degli utenti, sottolineando come sia difficile fidarsi di un'azienda che, di cui ricordi le ‘azioni terribili’ commesse in passato, quando la sua funzione dovrebbe proprio essere quella della tutela dell’interesse degli utenti.

 

‘Non parlerò per gli altri, ma solamente per me: non utilizzerò più nessuno dei loro strumenti, ed è un peccato per Coinbase che consentano alle persone dell’Hacking Team di continuare a lavorare’, ha aggiunto Zineb.

 

#DeleteCoinbase

 

La dichiarazione di Zineb riguardante l’intenzione di smettere di usare coinbase è diventata una delle tante, che hanno iniziato a farsi sentire nella community dopo aver acquistato Neutrino. Così, nei social network è stato lanciato l'hashtag #DeleteCoinbase, a cui hanno già aderito centinaia di utenti, dimostrando la propria intenzione di rifiutare i servizi dell'azienda.

 

Tuttavia, molti di coloro che hanno espresso il desiderio di chiudere il proprio account su Coinbase si sono trovati di fronte ad un altro problema: come è risultato, è impossibile farlo mentre sul conto c'è anche la più piccola somma in criptovaluta. Quindi non è fisicamente possibile ritirarli, poiché le commissioni superano i resti della criptovaluta rimanente.

 

Al soccorso, tuttavia, è arrivata la funzione nativa di Coinbase che consente di inviare i fondi ad altri utenti della piattaforma, anche le somme più piccole e senza le commissioni. Con l’aiuto di questa funziona si può ripristinare il saldo e chiudere correttamente l’account. A tal proposito è stato anche lanciato l'hashtag #DeleteCoinbaseTrustChain.

 

 

 

Ad esempio, su Twitter potete trovare post di questo tipo, le persone che offrano la ‘cripto-polvere’ a coloro che la desiderano e che possiedono l’account su coinbase:

 

 

 

E anche i Tweet come conferma della chiusura dell’account:

 

 

 

Coinbase vendeva i daiti? 

 

Nel processo di preparazione di questo materiale, è diventato noto che l'insoddisfazione della community di bitcoin con le azioni della società californiana ha ricevuto un'altra fonte potente. Così, in un'intervista a Cheddar, Christine Sandler, direttrice delle vendite istituzionali di Coinbase, ha ammesso in modo inaspettato, che l'acquisizione della startup italiana era dovuta al fatto che i precedenti fornitori di servizi violavano la politica sulla privacy dell'azienda, rivendendo i dati dei clienti di coinbase.

 

'Per noi era importante allontanarsi dagli attuali fornitori. Hanno venduto i dati dei clienti a terzi e avevamo bisogno di assumere il controllo e disporre della nostra tecnologia per proteggere i nostri clienti', ha affermato Christine Sandler.

 

È probabile che questa affermazione della top manager di Coinbase sia l'inizio di un'altra storia di alto profilo, a seguito della quale potrebbero emergere dettagli precedentemente sconosciuti.

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Vlad Golub è il CEO di CryptoRivista ed è uno dei autori. Interessato alla scena di Bitcoin sin dal 2014, adora scrivere dei nuovi modi grazie ai quali la tecnologia Blockchain migliorerà il mondo.
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