23-05-2019 2 minuti

Un tribunale israeliano ha stabilito che Bitcoin è un asset patrimoniale

gdbroad Scritto da Gianluca Diomedi

Un tribunale israeliano ha stabilito che Bitcoin è un asset patrimoniale. Il caso coinvolge l'autorità fiscale del paese e il fondatore di una Blockchain Startup, il quale sostiene che i profitti derivanti dalla vendita di criptovalute dovrebbero essere esentasse, poiché vanno considerate come plusvalenze derivanti dalla compravendita  di valuta estera. La corte si è pronunciata a favore dell'autorità fiscale.

 

Il tribunale della città di Lod  si è pronunciato questo lunedì,  riconoscendo Bitcoin come un bene patrimoniale  e non come una valuta. I profitti sulla sua vendita in Israele sono quindi soggetti all'imposta sulle plusvalenze.

 

Secondo i rapporti, il caso coinvolge Noam Copel, fondatore della startup Blockchain DAV, ed operativa nel settore dei trasporti.  Il giornale finanziario Globes, che ha riportato la notizia il giorno seguente alla decisione,  riporta che Copel ha acquistato BTC nel 2011 e li ha venduti nel 2013 con un utile di circa 8,27 milioni di NIS (2.29 milioni di dollari).  Quest’ultimo ha sostenuto all’organo giurisdizionale che i suoi profitti non dovrebbero essere soggetti a imposte, poiché le criptovalute dovrebbero essere classificate come valute estere e i profitti derivanti dalla loro compravendita dovrebbero essere considerati come semplici plusvalenze esentasse, anche se avvenute nel corso di un’attività commerciale.

 

La sentenza del tribunale obbligherà l’azienda a dover versare imposte pari a circa 3 milioni di NIS (circa 830.000 dollari)

 

La corte ha accettato la posizione dell'autorità fiscale , la cui definizione di ''valuta'' si attiene a quella estremamente rigida fornita dalla Banca Centrale d' Israele, e non estensibile alle criptovalute,  affermando  che Bitcoin non è una valuta per delle semplici ragioni contabili ed economiche, e soprattutto perché:

 

 “La sua valutazione è estremamente volatile, eventuali investimenti correlati comportano un rischio elevato, il suo uso è severamente limitato e principalmente legato ad attività illegali e non ha un riferimento di valore ".

 

Copel, d'altra parte, nei suoi argomenti ha posto leva sul fatto che gli utenti mostrano sempre più fiducia nel Bitcoin e ciò è dimostrato dal suo utilizzo come metodo di pagamento,  il che ne farebbe una valuta a tutti gli effetti. Dopo aver ascoltato entrambe le parti  sulla questione, il giudice ha respinto la sua tesi.

 

Infine, va ricordato che Israele è diventato membro a pieno titolo del Financial Action Task Force (FATF), un'organizzazione intergovernativa che si concentra sullo sviluppo di politiche per la lotta contro il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo. Attualmente il FATF conta come membri 36 giurisdizioni e 2 organizzazioni regionali, compresa la Commissione europea.

 

A febbraio l'organizzazione ha esortato i  paesi membri a regolamentare le attività inerenti l’utilizzo e lo scambio di criptavalute, e ha raccomandato di  considerarle risorse finanziarie virtuali  suscettibili di valutazione patrimoniale, al pari della proprietà e il possesso di azioni, di quote di fondi, e altri strumenti finanziari.