ABI: 10 criteri per una moneta digitale di Banca centrale

Il Comitato esecutivo dell’Associazione Bancaria Italiana oggi ha pubblicato delle linee generali della posizione in materia di moneta digitale e CBDC.

Dopo l’esclamazione del Presidente della Consob, e quelle del Governatore della Banca d’Italia, anche l’ABI ha pubblicato dieci line guida riguardo alla possibilità da parte dell’Europa, oramai quasi imminenti, di dotarsi di un euro digitale.

Lo studio da parte dell’ABI ha avuto inizio già durante lo scorso anno, con l’istituzione di un gruppo di lavoro dedicato. Questo ha approfondito gli aspetti legati alle criptovalute e ai cripto-asset. Di seguito vi riportiamo il decalogo:

  1. ​La stabilità monetaria e il pieno rispetto della cornice regolamentare europea devono essere preservati in via prioritaria. 
  2. Le banche italiane sono già operative su un’infrastruttura di registri distribuiti (Distributed ledger technology Dlt) con il progetto Spunta. Intendono essere parte del cambiamento introdotto da un’innovazione importante come quella delle monete digitali.
  3. Una moneta digitale programmabile rappresenta un’innovazione nel campo finanziario in grado di rivoluzionare profondamente la moneta e lo scambio. Si tratta di una trasformazione in grado di portare un potenziale valore aggiunto significativo, in particolare in termini di efficienza dei processi operativi e gestionali. Di qui l’importanza di dedicare attenzione ed energie per sviluppare, rapidamente e con la collaborazione di tutti gli attori dell’ecosistema, strumenti utili prima di tutto per lo sviluppo dell’area Euro.
  4. È necessario che la moneta digitale ottenga la massima fiducia da parte dei cittadini. A questo scopo, è essenziale che siano rispettati i più elevati standard di conformità alle regole, di sicurezza e di supervisione.
  5. In particolare, una Central Bank Digital Currency, grazie al ruolo fondamentale svolto dalla Banca centrale, rappresenta lo strumento che più di ogni altro può conciliare le esigenze di innovazione, in coerenza con l’attuale quadro di riferimento di regole, strumenti esistenti e interoperabilità con il mondo analogico. L’esistenza di un tale strumento potrebbe al contempo ridurre l’attrattività di strumenti di uso comparabile ma emessi da soggetti privati o (nei casi di completa decentralizzazione) non identificabili, caratterizzati da un profilo di rischio intrinsecamente più elevato.
  6. Con l’obiettivo di esplicare al massimo il potenziale trasformativo di questi strumenti è di particolare interesse la possibilità, al momento allo studio, di emettere una CBDC europea destinata al pubblico, che possa rappresentare una evoluzione del denaro contante. Grazie al ruolo delle banche, è possibile identificare soluzioni tecniche e modelli di riferimento per preservare le caratteristiche attuali del contante, pur introducendo molti benefici propri del mondo digitale (già propri degli strumenti di pagamento elettronico), come ad esempio la possibilità di non smarrire il proprio denaro e, in questo periodo di forte attenzione al rischio sanitario, di operare in modalità contactless.
  7. Un lavoro di dettaglio potrà portare a identificare il modello di distribuzione, conservazione e scambio delle monete digitali che meglio contemperi i bisogni di servizio dei clienti, di mantenimento dell’efficacia dei meccanismi di trasmissione della politica monetaria e di conformità regolamentare. Certamente, in ciascuno di questi obiettivi, il ruolo delle banche è cruciale.
  8. Raggiungere una elevata facilità d’uso, assicurando al contempo piena interoperabilità fra il mondo digitale e quello analogico e un totale livello di circolarità fra tutti gli attori dell’ecosistema, rappresenta un fattore di successo della diffusione di questi strumenti.
  9. Particolare attenzione va prestata, in funzione delle scelte tecnologiche che verranno adottate, ai profili di tutela dei dati personali dei cittadini
  10. Proiettando nel futuro queste riflessioni, è possibile affermare che la disponibilità di una CBDC potrà abilitare una serie di casi d’uso di grande interesse: favorire la trasmissione di valore tra pari, agevolando così anche logiche di scambio tra persona e macchina e tra macchina e macchina; consentire il regolamento delle transazioni transfrontaliere peer-to-peer, attenuando il rischio di tasso di interesse, di cambio e di controparte; promuovere, grazie alla caratteristica di programmabilità di queste monete, l’esecuzione di scambi al verificarsi di condizioni predefinite, riducendo in definitiva processi di carattere amministrativo.

Gran parte di questo decalogo è già noto ai più, ma è possibile scorgere qualche indirizzo interessante. Sul piano dell’interoperabilità, della programmabilità e sopratutto sulla possibilità di effettuare transazioni peer-to-peer trasfrontaliere che attenuino il tasso di interesse, di cambio e di controparte.

Queste analisi, profonde o superficiali che siano, devono essere necessariamente colte con attenzione ed interesse, nonostante l’ossimoro sia dietro l’angolo, pronto a colpirci.